Amo produrre arte in tutte le sue forme, ma il luogo dove preferisco farlo è dietro i fornelli.
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Marrakech

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Ciao Amici!

Oggi voglio raccontarvi di un viaggio che ho avuto la possibilità di fare con parte della mia famiglia lo scorso weekend: siamo stati a Marrakech.

Una meta davvero fantastica che abbiamo avuto la possibilità di scoprire in maniera abbastanza approfondita nonostante il poco tempo.

Papà, Bea, Phil, Cecilia, il mio Sandro ed io siamo atterrati nel futuristico aereoporto di Marrakech alle 15.30 di venerdì e, dopo una breve sosta in hotel per posare le valige in camera e rinfrescarci, è iniziata l’avventura!

Come prima tappa siamo subito andati alla Medina, nella piazza principale Jamaa el Fna che ci ha travolto con un’ondata di colori vivaci, profumi speziati, armonie esotiche e un caos stranamente ordinato. Descritta così può sembrare strana, ma credetemi che le centinaia di melodie degli incantatori di serpenti, le urla degli addestratori di scimmiette, i ritmi percussivi di particolari strumenti a corda dei suonatori di strada creavano un equilibrio quasi ipnotico, poiché “galleggiavano” tutti all’interno di un’unica tonalità.

Abbiamo passeggiato tra dentisti improvvisati pronti a cavarti un dente con pinze di dubbia fattura e conturbanti marocchine pronte a coprirti di henné ogni estremità scoperta; abbiamo toccato serpenti e accolto scimmiette che si arrampicavano in testa non curanti del terrore del malcapitato (nello specifico io 😀 ); abbiamo assaggiato un piccolo fico d’india viola che ci ha colorato la lingua per 3 ore; abbiamo bevuto un succo di melograno spremuto al momento e in serata gustato un mojito fatto come Dio comanda (o forse in questo caso Allah) con una menta davvero intensa; ma soprattutto abbiamo scoperto una civiltà pazzesca, molto sottovalutata da noi occidentali.

I marocchini sono un popolo incredibile, che bisogna conoscere per capire la profondità che si cela dietro la prima impressione deviante. Non si curano del loro aspetto esteriore, del vestiario e neppure dell’aspetto delle loro case viste dalla strada, ma danno enorme importanza all’interiorità ed esattamente come quando oltrepassi la porta d’ingresso scopri un vero paradiso, così avviene anche con le persone. Pensate che i marocchini studiano dall’età di due per allenare la mente, approfondiscono incredibilmente la loro spiritualità ma in maniera molto intima e  curano molto quello che è il tempio dell’anima, ovvero il loro corpo; infatti almeno una volta a settimana fanno un Hammam, che consiste nello spalmarsi addosso, a seguito di un Calidarium, un sapone nero di loro produzione che favorisce una pulizia profonda della pelle attraverso lo scrub. Hanno delle tradizioni davvero interessanti, come per esempio l’abluzione prima di pregare o di studiare proprio per prepararsi ad accogliere la conoscenza nel modo più puro possibile.

Una Medina, per essere considerata tale ha bisogno della presenza di alcuni elementi: una Moschea, un Hammam, un forno pubblico (dove le persone portano a cuocere il pane prodotto a casa) e un Souk (mercato) e chiaramente noi abbiamo visitato tutti questi posti.

 

Per quanto riguarda la cucina marocchina è molto basata sulla carne, quindi per me e mio padre è stato un pochino più difficile trovare proposte vegetariane e vegane ma ci siamo riusciti, mangiando anche piatti tradizionali, come per esempio l’assortimento di 7 insalate marocchine, il cous cous e la tajine di verdure.

 

 

 

La cosa che però mi ha colpito maggiormente delle loro proposte culinarie è stata l’ampia scelta di dolcetti, tutti molto buoni ma soprattutto tutti molto più sani di quelli a cui siamo abituati noi. In pratica la loro pasticceria è basata al 90% sulla frutta secca ed essiccata, si trovano quindi dolcetti di pasta di mandorle, albicocche disidratate abbinate a noci, prugne secche caramellate, biscottini all’anice, sfoglie croccanti con sopra una crema di latte di mandorle, insomma, neanche a farlo a posta, tutto vegano!

Presa dall’entusiasmo ho svaligiato un’erboristeria, portandomi a casa un po’ di cosine che potete vedere nella foto qui sotto.

Nello specifico ho preso dell’ambra per profumare gli ambienti, del tè alla menta perché credetemi è davvero speciale, un mix di spezie per tajine (quello rosso), un mix di spezie con prevalenza cardamomo (quello ocra) e dello zenzero in polvere (quello giallo); ho comprato anche dell’olio d’Argan purissimo per il corpo e anche quello alimentare che ha un interessante aroma tostato, infine ho preso dei semi di Nigella che avvolti in una garza e annusati alleviano il mal di testa e i sintomi del raffreddore, insomma un po’ di cosine da sperimentare anche per nuove ricette da condividere qui! Tutto questo per dirvi che nelle prossime ricette potreste trovare qualche influenza marocchina!

Un bacione cari amici, al prossimo viaggio!

11 Comments

  • Milvia Angela Codazzi

    Bello bravi. Il tè alla menta piace molto anche a me e l’olio di Argan lo uso per il corpo.

    10 novembre 2017 at 12:41
  • Renata balducci

    Che foto stupende !

    10 novembre 2017 at 13:57
  • luciana

    bellissime foto, una meraviglia di profumi e colori,ciao carissima Chiara

    10 novembre 2017 at 15:27
  • Cristina Ciacci

    Una descrizione del viaggio che fa venire voglia di partire immediatamente…. Un abbraccio

    10 novembre 2017 at 22:56
      • Cristina Ciacci

        😘

        11 novembre 2017 at 15:50
  • Raffaella Di giacomo

    Chiara che bel viaggio, sicuramente è stata un’ esperienza unica. Anch’io tempo tempo fa, ho visitato Port Louis, alla Maritiruis, e girato in un gran bazar (il nostro mercato) fatto di colori, spezie, aromi, erbe e frutti di ogni tipo, dai nomi strani ma dal sapore e profumo unici.
    Non vedo l’ora di sapere che ricette preparerai!

    11 novembre 2017 at 19:16

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